- Traduzione: Patrizio Ceccagnoli;
- Pagine: 464
- Prezzo: € 25,00
- ISBN: 9788883064982
- Data Uscita: 07/10/2025
Un libro che contiene saggi e poesie, che supera i confini del linguaggio e dei generi letterari. È stato detto che questa scrittura ha il ritmo della poesia e la concretezza della prosa, e con il suo stile originale, con il suo potere d’invenzione apparentemente infinito, Carson fa dialogare la tradizione classica e quella moderna. Tutto diventa possibile: intervistare un poeta del VII secolo a.C., osservare la musa di un pittore del XV secolo mentre assiste in Italia a una conferenza di fenomenologia, indagare l’antropologia dell’acqua, riflettere sulla natura liquida del linguaggio, percorrere il Cammino di Santiago e, soprattutto, ampliare sempre di più l’orizzonte.
Leggi un estratto: “La vita delle città” – Introduzione
Le città rappresentano l’illusione che in qualche modo le cose si tengano insieme, la mia pera, il tuo inverno.
Sono una studiosa delle città, a Dio piacendo. Spiegare quello che faccio è abbastanza semplice. Uno studioso è qualcuno che prende una posizione. Da tale posizione, certe linee diventano visibili. All’inizio si penserà che sia io stessa a tratteggiare tali linee; non è così. So semplicemente dove posizionarmi per vedere le linee che già ci sono. E la cosa misteriosa, davvero una cosa molto misteriosa, è come queste linee si disegnino da sole. Prima che esistessero margini, angoli o la virtù stessa, chi era a porre le domande? Ebbene, non lasciamoci trasportare dall’esegesi. Uno studioso è qualcuno che sa limitarsi alla materia presa in esame.
La materia che si è dipinta entro delle linee costituisce una città. Visto in questo modo il mondo è, come si suol dire, un libro aperto. Che pensare, però, delle letture divergenti? Consideriamo per esempio la città definita per noi da Lao Tzu nel ventitreesimo capitolo del Tao Te Ching:
Un uomo della via si conforma alla via; un uomo della virtù si conforma alla virtù; un uomo della perdita si conforma alla perdita. Chi si conforma alla via è volentieri accettato dalla via; chi si conforma alla virtù è volentieri accettato dalla virtù; chi si conforma alla perdita viene volentieri accettato dalla perdita.
Dà l’impressione di essere una città di una certa importanza, quella dove una persona può andare oltre sé stessa o incontra-re sé stessa, a seconda delle preferenze. Ma un altro studioso (Kao) assume una posizione diversa sulla città di Lao Tzu. “La parola tradotta come ‘perdita’ in questa sezione non ha molto senso,” ammonisce Kao. “È possibile che si tratti di un errore grafico per ‘paradiso’.” Ora, affinché sia voi sia io possiamo smettere di vivere da una parte e andare dall’altra, nella città di Lao Tzu o nella città di Kao, dobbiamo fare chiarezza su certi dettagli, come per esempio il tono di Kao. È impaziente, profondamente triste o semplicemente spiritoso? La posizione che assumerete al riguardo potrebbe separarvi da me. Dunque le città. E quindi gli studiosi.
Non voglio essere futile. La vostra separatezza potrebbe uccidervi a meno che non me la prenda pure io da voi come una malattia. E se si rimane bloccati in una città dove le pere e l’inverno sono una variante le une dell’altro? Si può mangiare l’inverno? No. Si può vivere per sei mesi dentro una pera congelata? No. Ma c’è un posto, io lo conosco, dove starete e vedrete la pera e l’inverno fianco a fianco mentre i muri stanno in silenzio. Ci si può scandire come silenzio? Vedrete i bordi tagliati via da voi, di nuovo in un mondo di un altro tipo, di nuovo nel vero vuoto, direbbero alcuni.
Ebbene, siamo oggetti in un vento che si è fermato, è il mio punto di vista. Ci sono città regolari e città irregolari, ci sono città ferite e città sobrie e città ricordate con fierezza; ci sono città inutili ma appassionate che continuano a lottare, ci sono città dove la neve scivola dai tetti delle case con tale forza che le vittime ne muoiono, ma non ci sono città vuote (solo studiosi vuoti) e non c’è rimorso. Ora potete procedere.
La città degli Apostoli
Dopo la tua morte.
Ogni giorno c’era vento.
Ogni giorno.
Contro di noi come un muro.
Andammo.
Gridando di sbieco l’uno contro l’altro.
Strada facendo era inutile.
Gli spazi tra di.
Noi sono diventati duri, sono.
Spazi vuoti eppure.
Sono solidi e neri.
E penosi come intervalli.
Tra i denti.
Di una vecchia donna che tu.
Conoscevi anni fa.
Quando era.
Bellissima i nervi che si rovesciavano in lei come un
palazzo in fiamme.
La città della primavera ancora una volta
“La primavera è sempre quella di una volta.”
Disse un vecchio cinese.
La pioggia sibilava dalle finestre.
Desideri da una grande distanza.
Arrivarono fino a noi.
La città di Lear
Risuonino le campane le campane che cadono.
Precedono il silenzio delle campane.
Come la follia precede.
L’inverno come l’infanzia.
Precede il padre.
Nella buca assassina.
La città del bivio di Betsabea
In una stanza di Amsterdam.
Rembrandt dipinse una goccia di vita all’interno.
Della goccia dipinse lo sconosciuto di Rembrandt.
Vestito da donna increspata.
Della sua nudità lei ha.
Una lettera in mano lei è.
In viaggio.
Verso di noi fuori da un pensiero.
Arriva la sua schiuma.
Davanti a lei anche quando lui.
Dipinge lo sconosciuto di Rembrandt.
Come Rembrandt lo mostra.
Sconcertato e arruffato.
Come appena tornato.
Da viaggi.
Su sentieri e strade secondarie.
La città di Sylvia
Gli incendiatori e gli affamatori.
Venne il verde aprile.
Incendiandola e affamandola.
Gli occhi strappati come radici.
Posano sulla scrivania.
La città della vena del drago
Se ti svegli molto presto prova ad ascoltarlo.
Una sorta di fischio alla rovescia il suono di un suono.
Essendo ritiratosi dopotutto dove?
Dalle montagne però.
Devono restituirlo.
Di notte proprio come.
I tuoi sogni notturni.
Sono rubinetti aperti.
Al contrario.
Nel.
Tempo.