Wallace Stevens

Il senso ordinario delle cose

Cadute le foglie, torniamo
al senso ordinario delle cose. È come se
avessimo esaurito l’immaginazione,
inanimi in un savoir inerte.

È difficile persino scegliere l’aggettivo
per questo freddo vacuo, questa tristezza senza causa.
La grande struttura è diventata una casa modesta.
Nessun turbante percorre i pavimenti immiseriti.

La serra ha più che mai bisogno di una riverniciatura.
Il comignolo ha cinquant’anni e pende da una parte.
Uno sforzo fantasioso è fallito, una ripetizione
nella ripetitività di uomini e mosche.

Eppure l’assenza dell’immaginazione doveva
essa stessa essere immaginata. Il grande stagno,
il suo senso ordinario, senza riflessi, foglie,
fango, acqua come vetro sporco, espressione di un certo

silenzio, il silenzio di un topo uscito a vedere,
il grande stagno e lo sfacelo delle ninfee, tutto ciò
doveva essere immaginato come una conoscenza inevitabile,
imposta, come impone una necessità.

Traduzione di Massimo Bacigalupo

Poesia n. 308 Ottobre 2015
"Wallace Stevens. La teoria della vita"
A cura di Andrea Cortellessa

 

 

 

 


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