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16.
Margarita Karapanu
Cassandra
e il Lupo
“Cassandra
e il Lupo è una di quelle
rare creazioni che nascono in modo misterioso,
senza alcun precedente. Il libro è
originale, sconcertante, perfetto...
Cassandra e il Lupo è
un vigoroso, magistrale romanzo”:
così il “New York Times”
sul primo libro di Margarita Karapanu,
un piccolo classico della letteratura
greca contemporanea tradotto, oltre
che negli Stati Uniti, in Francia, Germania,
Gran Bretagna e Olanda. Protagonista
è la piccola Cassandra che, con
sguardo pieno di crudele innocenza spia
il mondo degli adulti sottolineandone
le meschinità, le incoerenze
e i paradossi. Margarita Karapanu usa
la sua originale scrittura per demistificare:
il mondo degli adulti, certo, ma anche
la visione che questi hanno dell’infanzia,
presunto “paradiso perduto”
dell’uomo, qui descritto senza
ipocrisie e senza mitologie. Cassandra
e il Lupo ci racconta quello che
le favole non dicono, o a cui semplicemente
alludono. È una sorta di tessuto
al rovescio, di immagine allo specchio,
forse specchio “magico”
che deforma il reale, ma che tuttavia
possiede una sua spietata evidenza,
caratterizzata da passione, acume e
gusto per il particolare.
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16.
Margarita Karapanu
Cassandra
e il Lupo
trad. di Gabriella Macrì
pp. 144, € 10,85
2000
ISBN 88-8306-029-6
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Notizie
sull’autore:
Margarita
Karapanu è nata ad Atene. Figlia
della scrittrice Margarita Liberaki,
è cresciuta in Grecia e in Francia,
e ha studiato cinematografia a Parigi.
Ha fatto la maestra d’asilo. Cassandra
e il Lupo, il suo primo romanzo,
è stato pubblicato negli Stati
Uniti, in Inghilterra e in Francia prima
che in Grecia. È poi stato tradotto
in svedese, in ebraico, in tedesco e
in olandese, e ha riscosso l’attenzione
di critici e autori come Jean-Pierre
Faye, John Updike e Jerom Charin. Anche
il suo secondo romanzo, Il sonnambulo,
pubblicato nel 1985, è stato
tradotto in vari Paesi, e nel 1988 ha
vinto in Francia il Premio per il miglior
romanzo straniero, riconoscimento ottenuto,
tra gli altri, da Lawrence Durrell,
J.L. Borges e G.G. Màrquez. Gli
altri suoi romanzi sono Rien ne
va plus (1991) e Sì
(1999).
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| 17.
Aris Fakinos
Vita rubata
“La
povera gente dorme, o fa finta di dormire,
aspetta l’alba per vedere come
si sono messe le cose, mette sulla bilancia
i pro e i contro, fa i suoi calcoli
e quindi prende una decisione. E solo
allora ti rendi conto che tu non sei
come gli altri uomini, che appartieni
al piccolo esercito della notte e della
dignità e non puoi farci niente.
Non sei fatto per combattere con i molti,
ma con i pochi, anzi con i pochissimi”.
La memoria, la Storia, la responsabilità
collettiva, la dignità umana
che nessuna autorità può
piegare sono i veri protagonisti di
questo straordinario romanzo-inchiesta
nato dalla riflessione sulle dolorose
vicende che hanno contrassegnato la
storia greca del dopoguerra. Alternando
sapientemente i dati d’archivio,
i ricordi personali, la tradizione orale
e l’invenzione narrativa, Aris
Fakinos offre un’alta testimonianza
civile e politica, un’invocazione
a tutti gli uomini affinché non
dimentichino. Portavoce dell’autore
sono Anestis e Dionisìa, personaggi
realmente esistiti, che hanno sacrificato
la vita e la felicità in nome
di un’utopia. I due protagonisti
vivono in un mondo impazzito, che ha
smarrito il senso della più elementare
umanità ed è dominato
dal bieco cinismo della forza. Vita
rubata, che raccoglie la loro sofferta
testimonianza, è un atto d’accusa
nei confronti della ragion di Stato,
ma anche una spietata analisi della
teoria e della prassi del Potere, degli
uomini che lo incarnano, delle strategie
che adotta e dei meccanismi psicologici
che lo rendono insidioso e invincibile.
Ma è nel contempo un atto di
fede nell’uomo e nella sua capacità
di immaginare e realizzare un mondo
migliore; un messaggio nella bottiglia
destinato a tutti coloro che non hanno
perso la speranza nonostante le contrarietà,
le sofferenze, le privazioni.
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17.
Aris Fakinos
Vita rubata
trad. di Andrea Di Gregorio
pp. 204, € 12,91
2000
ISBN 88-8306-030-X
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Notizie
sull’autore:
Aris
Fakinos, considerato da alcuni critici
uno dei più importanti scrittori
europei, è nato nel 1935 ad Atene.
Ha studiato e insegnato all’Istituto
Culturale Francese di Atene fino al
1965, quando ha deciso di dedicarsi
alla letteratura e alla saggistica.
Nel 1967, dopo il colpo di Stato militare,
emigrò in Francia, dove ottenne
asilo politico, e lavorò alla
trasmissione in greco “Qui Parigi”
della Radio Francese. Fino alla caduta
della giunta militare si rifiutò
di pubblicare in Grecia, e i suoi libri
uscirono in Francia da Seuil. Le sue
opere, tradotto in molti Paesi, sono
adottate in numerose scuole e università
straniere dove si insegna il greco moderno.
Ha pubblicato: Gli ultimi barbari
(1979), L’uomo che dava
da mangiare ai colombi (1984),
I figli di Ulisse (1989), La
cittadella della memoria (1993,
in questa stessa collana, Aristea 29),
Vita rubata (1995), I fuorilegge
(1996), questi ultimi tre romanzi formano
un trittico, e Il capomastro Nikita
(1998). È morto a Parigi nel
1998.
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| 18.
Thanasis Valtinòs
Il ritorno
dei nove
La
guerra civile greca, scoppiata al termine
del Secondo conflitto mondiale e terminata
nel 1949, è uno dei capitoli
piú tragici e meno noti della
storia europea del Novecento. Di questo
periodo storico, segnato da atti di
grande eroismo ma anche da orribili
viltà, Il ritorno dei nove
costituisce un affresco indimenticabile.
Protagonisti del romanzo sono nove partigiani
dispersi, in lotta contro il nemico
ma anche contro il paesaggio e la popolazione
ostile del Peloponneso orientale, la
fame, la sete, lo spettro sempre piú
concreto della morte, la disperazione
assoluta. Unico viatico del loro ritorno
senza speranza è la solidarietà,
l’amicizia, la forza del Diritto
contro la Violenza. E, come per i diecimila
superstiti di Senofonte, il grande,
irraggiungibile miraggio: il mare, nell’immaginario
ellenico perenne simbolo di salvezza.
Con pochi, scarni elementi e uno stile
di grande vigore Thanasis Valtinòs,
tra i maggiori scrittori greci contemporanei,
costruisce un’epopea anti-eroica
intessuta di cose e di sentimenti ancestrali
che emergono magistralmente in tutta
la loro evidenza, in un crescendo di
emozioni che coinvolge totalmente il
lettore facendolo soffrire, sperare,
temere all’unisono con i protagonisti,
fino all’ultimo respiro, fino
all’inevitabile conclusione. Una
grande prova letteraria, “un libro
perfetto”, “un frammento
di verità, un documento sopravvissuto
alla fine della guerra civile greca”,
come è stato definito dalla critica.
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18.
Thanasis Valtinòs
Il ritorno
dei nove
trad. di Paola Maria Minucci
pp. 54, € 5,50
2002
ISBN 88-8306-042-3
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Notizie
sull’autore:
Thanasis Valtinòs è
nato in Arcadia nel 1932. In seguito
agli eventi legati all’Occupazione
e alla Guerra civile visse a Sparta,
a Ghithio e a Tripoli. Nel 1950 si trasferì
ad Atene, dove vive tuttora. Ha studiato
cinematografia. A partire dal 1974 è
stato ospite di numerose università
e istituzioni culturali, in particolare
in Inghilterra, a Berlino Ovest e negli
Stati Uniti. Ha tradotto in greco moderno
Eschilo ed Euripide, e ha scritto sceneggiature
per il cinema, come quella del film
Viaggio a Citera di Thòdoros
Anghelòpulos, insignita del primo
premio al festival di Cannes nel 1984.
Nel 1990 l’Accademia di Grecia
gli conferì il primo premio di
narrativa per il romanzo Elementi
sugli anni Sessanta. In questa
stessa collana (Aristea 38), Blu
scuro quasi nero.
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| 19.
Vasilis Alexakis
La lingua materna
Pavlos
Nikolaidis, disegnatore satirico greco
residente da molti anni a Parigi, torna
ad Atene pochi mesi dopo la morte della
madre. Il ritorno nella sua città
natale si configura come il nostos
di un eroe omerico: gli uomini, le consuetudini,
i luoghi, ma soprattutto la lingua,
si riappropriano del protagonista, inducendolo
a interrogarsi sul senso della sua identità.
Il ritorno si trasforma anche in un’indagine
appassionata sulla misteriosa E di Delfi,
antico simbolo della religione apollinea
dal significato tuttora oscuro, in cui
si cristallizzano tutti gli interrogativi
del protagonista: E come ego,
E come Elleno, E come segno
di tutte le zone d’ombra di cui
è costellata la vita umana, ma
che pure ne formano il nucleo più
autentico. Le ipotesi sulla indecifrabile
E si susseguono, gli interrogativi suscitano
altri interrogativi e trasformano il
romanzo in un Baedeker insolito
della Grecia di oggi e di sempre, in
un’avvincente indagine sull’ellenismo
che, muovendo da luoghi storici come
Atene, Delfi, il Nekromanteion
e l’Acheronte, conduce inevitabilmente,
e ossessivamente, all’anima e
ai sentimenti del singolo: “Ho
l’impressione che noi abitiamo
in uno spazio immaginario, senza prospettiva,
dove il tempo non esiste, dove nulla
comincia perché nulla finisce”.
Lo stile colloquiale, lo sguardo perplesso
ma cordiale sugli uomini e sul mondo,
e il tono sussurrato dell’espressione
hanno fatto di Alexakis uno degli autori
piú amati in Grecia e in Francia,
dove da molti anni risiede. In Francia
La lingua materna è
stato insignito nel 1995 del prestigioso
Premio Médicis.
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19.
Vasilis Alexakis
La lingua materna
trad. di Maurizio De Rosa
pp. 270, € 13,43
2001
ISBN 88-8306-043-1
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Notizie
sull’autore:
Vasilis
Alexakis è nato in Grecia ma
dal 1968 vive a Parigi. Ha pubblicato
una quindicina di libri, di cui otto
romanzi. Tra questi: Le Sandwich
(1974), La Tête du chat
(1978), Les Grecs d’aujourd’hui
(saggio, 1979), Amore mio!
(disegni umoristici, 1979, Città
Armoniosa), Talgo (1982, Premio
Accademia di Francia), Contrôle
d’identité (1985),
Avant (1992, Premio Albert
Camus). È stato tradotto in tedesco,
spagnolo, armeno ed ebraico. Si è
occupato anche di teatro e di cinema:
il suo film Gli ateniesi ha
vinto il primo premio al festival internazionale
del film umoristico di Chamrousse.
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| 20.
Evghenìa Fakinu
Cento
strade e una notte
Che
cosa lega l’antico lago di Stìnfalo
e la guerra di Troia allo scrittore
Andreas Karkavitsas e all’eroe
della rivoluzione greca Theòdoros
Kolokotronis? Perché nel Peloponneso,
culla di antiche civiltà e teatro
di sanguinose battaglie, passato e presente
sembrano perdere il loro significato
e fondersi in un’unica immagine
senza prospettiva? Perché casalighe,
musicisti girovaghi, camionisti, contadini,
scrittori, portalettere e pittori di
icone vedono dappertutto fantasmi? E
perché la protagonista del romanzo
intraprende un viaggio alla ricerca
di presenze arcane, di figure apparentemente
remote ma che in realtà sono
dentro di noi, nel nucleo più
profondo della nostra anima? Cento
strade e una notte ci dice che
il fluire del tempo è un’illusione,
che il mondo è uno scrigno di
misteri grandiosi, che le azioni umane
lasciano tracce incancellabili; Cento
strade e una notte è l’aspetto
multiforme e oscuro della realtà,
il respiro solenne di una storia senza
fine, l’invisibile che diventa
visibile; Cento strade e una notte
è un’altra tappa nell’affascinante
immaginario della Grecia contemporanea
da assaporare d’un fiato, dalla
prima all’ultima riga.
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20.
Evghenìa Fakinu
Cento
strade e una notte
trad. di Gabriella Macrì
pp. 194, € 12,39
2000
ISBN 88-8306-031-8
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Notizie
sull’autore:
Evghenìa Fakinu è nata
ad Alessandria d’Egitto nel 1945,
ma è cresciuta e ha studiato
ad Atene. Ha lavorato per diversi anni
come grafico in alcune riviste. Nel
1976 ha fondato il teatro di marionette
“Baraccopoli”. Ha scritto
e illustrato numerosi libri per ragazzi.
Il suo primo romanzo, Astradenì,
è del 1982. Ha pubblicato inoltre
Il settimo abito (1983), La
grande verde (1987), Il gatto
ferrato (1990), Zucchero a
margine (1991), Mèrope
era il pretesto (1994), Cento
strade e una notte (1997) e Moscacieca
(2000). I suoi libri sono stati tradotti
nelle principali lingue europee.
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CROCETTI EDITORE
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